|Appunti di lettura del libro Sfashion: La moda come non te l’hanno mai raccontata|

Una guida alla consapevolezza: Ciò che moda propone non è da prendere alla lettera!

Perché quell’omino nudo, un bel giorno, ha deciso di vestirsi?

La moda ha sempre accompagnato e raccontato la crescita della società; la storia dell’uomo e quella del vestito vanno a braccetto dai tempi dei tempi…

Se in un passato remoto l’essere umano può aver ritenuto conveniente coprirsi per adattarsi ai climi diversi nei quali si trovava viaggiare, ha ben presto scoperto quanto un abito potesse avere anche altri significati e messaggi.

Consapevolezza profonda dell’abito con oggetto comunicante. L’abito e artificio, nel senso che e creazione della mente.

La società esercita una pressione sul singolo perché si conforma alle sue regole, esplicite o implicite. Ecco dunque la comparsa dei trend.

I veri Fashion people sono pericolosi come l’esercito di Dart Fener, fanno passare la voglia di lavorare nella moda.

I “must have” sono tutta un’invenzione delle riviste di moda e di chi lavora dietro le quinte.

Capi-cuscinetto, quelli sui quali si va sempre sul sicuro ma credo anche siano quelli nei quali ognuna di noi si sente veramente a proprio agio, quindi di Must Have oggettivi non ne esistono, il vero must have é qualunque cosa ti faccia sentire figa! (il tubino nero, il trench, la camicia da uomo bianca, i pantaloni a sigaretta, la gonna a tubo, le decolletè con tacco).

Orrori stagionali: rapido excursus su capi e trend di dubbio gusto:

Solo per i più forti di stomaco: le calze color carne, i leggings non sono pantaloni, …e va ancora di moda il gambaletto (il gambaletto color carne è IL MALE), i pinocchietti e le mezze misure, il pile, il piumino, il ghetto dei fantasmini.

Il circolo degli scherzi: la vita alta, crop top, le slippers (ovvero le ciabatte), quando la mini in realtà è una cintura, jeans con strappi, buchi e incontri con le tigri, scarpe a cinque dita, l’era del risvoltino.

Usare con cautela: correggiti con l’intimo, scarpe da running ma non per correre, shorts troppo shorts, occhio ai rigoni, occhiale specchiato (coatto assicurato), furry e fuffy, inzuppati nel glitter.

The beauty horror show:Il mito di Barbie e la lotta contro l’invecchiamento

Quintali di paranoie che ci fanno ammalare per somigliare a gente che in realtà non esiste. Perché, diciamoci la verità, in molti casi è veramente tutta fuffa, filtri e Photoshop!

Perché la missione, in fondo, credo sia proprio questa: riuscire ad azzerare l’unicità dell’essere, la sua individualità e la bellezza della diversità in nome di un canone estetico universale o comunque di modelli preconfezionati con garanzia di successo assicurata. Ci hanno messo in una guerra perenne con il nostro corpo, trucco quanto mai subdolo per tenerci affannati con noi stesse, distraendoci dall’obiettivo finale: conquistare il mondo!

Vecchie Barbie e Barbie vecchia, i mascheroni, le bruciate, le deformi.

Naomi Walt in The Beauty Myth sostiene: “la società ha creato un ideale estetico, quello della donna perfetta, magra, forever young, che è quasi impossibile da raggiungere: le donne, nel tentativo di avvicinarsi a tale standard di bellezza continuano a dissipare preziosa energia che potrebbe utilizzare per altri obiettivi piuttosto che sprecare inutili frustrazioni, ansie, sensi di colpa e vergogna per i loro difetti fisici. È questa la ragione per cui il mito della bellezza viene definito come un’arma a doppio taglio contro le donne, uno strumento per opprimerle, per impedir loro di esprimere tutte le loro potenzialità, una controffensiva della società maschile per contrastare il loro crescente potere.”

Quindi potere bellezza ce ne abbiamo dentro. Tutte. E tutti.

L’uomo e la moda

Mentre gli antichi dandy vivevano la loro estetica appieno, i moderni maschi si limitano a una mera e vuota imitazione senza alcun contenuto. Non c’è una corrente di pensiero, una sottocultura, un movimento sociale dietro, come i vecchi punk o i figli dei fiori: no, qui c’è solo un vuoto cosmico di riempire.

Analisi del maschio vanesio: • Il risvoltino
• Superskinny per lui
• Le ballerine da uomo

• Pizzi e uncinetto
• L’evoluzione dell’intimo maschile • Scolli V-ertiginosi
• Ali di gabbiano
• Peli, profumi e ritocchini

Vedo una luce in fondo al tunnel: personalità, etica e libertà

Fashion Victim? No, grazie!

Eppure il mondo pullula di vittime della moda. Sono tutti coloro che seguono in modo passivo e acritico qualunque dettame della moda. È la vulnerabilità dell’essere umano rispetto alle proposte della moda. Consumatori seriali e folli per cui lo spreco e all’ordine del giorno, sono pericolosi per loro stessi. Segno di insicurezza, “prendo quello che mi dicono senza pensare”: fare o essere delle vittime non è mai una bella cosa. Vittime dell’ effimero poi è un insulto all’intelligenza e alla propria personalità.

Nove segni che stai diventando una fashion victim:

  1. Compri solo ed esclusivamente cose di tendenza.
  2. Indossi solo marchi.
  3. Tra te e manichini dei negozi non c’è alcuna differenza.
  4. Appena vedi qualcosa di nuovo, eccentrico e bizzarro corri subito comprarlo.
  5. In casa hai solo ed esclusivamente riviste di moda.
  6. Sui social pubblichi solo foto dei tuoi outfit e degli ultimi acquisti.
  7. Il tuo sogno nel cassetto è quello di possedere un conto in banca infinito, una stanza armadio gigante E una scarpiera senza fondo.
  8. Quando iniziano i saldi che posti dalla sera prima.
  9. Le tue icone di stile è il blog “The Blonde Salade”

La liberazione parte dalla mente, passa per il corpo e arriva all’armadio!

C’è gente che ancora oggi si sente “fuori posto” se non è in linea con le tendenze, non è esteticamente omologata con il resto dei suoi simili, se non possiede oggetti che “hanno tutti”, se risulta diversa da quelli che sono i dettami comunemente accettati. Il vero nodo della questione è la ricerca costante dell’approvazione sociale.

Motivo per cui la consapevolezza ci salverà.

Consapevolezza che la moda è un meraviglioso gioco e per questo la presa con leggerezza; ma soprattutto consapevolezza di chi sei e di come sei fatto. L’abito è in funzione di sé E non per assecondare le mode del momento.

Meno moda, più personalità: sfogati!

Cos’è lo stile? “la moda passa lo stile resta” diceva Coco, “lo stile è un modo semplice per dire cose complicate” suggeriva Cocteau, “lo stile e gusto e cultura” sentenzia Re Giorgio.

Penso che lo stile, in fin dei conti, si riduca a sapere chi siamo: fare i conti con la propria persona, il carattere, punti di forza e di debolezza E non aver paura di affermare chi si è in ogni occasione. Come diceva Gibbon: “lo stile e l’immagine della personalità”. Se hai personalità, hai stile. Tutto il resto è moda. Lo stile è essere a proprio agio con se stessi; se ti senti bene puoi andare in giro vestita come vuoi! Chi ha stile ce l’ha anche in pigiama, senza trucco e con i capelli arruffati.

Frida: Frida non segue la moda, la crea. E tutto ciò che le gira intorno la rappresenta: la sua casa, i suoi abiti, i suoi dipinti, le sue relazioni. I suoi difetti, i suoi malanni, la sua situazione familiare non le hanno impedito di mantenere alta l’autostima, combattere le sue lotte, creare il suo stile e portarlo ovunque a testa alta.

Anna Piaggi: il troppo non sempre stroppia. Come diceva una volta Karl Lagerfield: “Anna inventa la moda. Nel vestirsi fa quello che noi faremo domani”. Il suo stile era proprio questo: saper creare sempre nuove e insolite combinazioni, apparentemente bizzarre, ma interpretate sempre in maniera ironica e non convenzionale. La differenza tra lei e certe blogger sta nella sua immensa conoscenza del settore, nella preparazione culturale e in un reale gusto estetico che appartiene davvero poche.

Mary Quant: oltre la minigonna. Capelli corti, minigonna e stivali. A dare un taglio netto con il passato è stata proprio lei, con questo capo spesso criticato, ma che in realtà rappresenta qualcosa: l’audacia di chi non nasconde, non mostra, ma allude consapevolmente.

Stile e atteggiamento: meglio educati che ben vestiti

Puoi anche vestire da principessa ma se ti comporti da camionista, camionista rimani. Già, perché lo stile non si esaurisce certo con l’armadio. Aleggia in ogni espressione umana: dal modo di muoversi a quello di parlare, da come si cammina come ci si comporta in pubblico; l’educazione è il vero immancabile Must Have. Senza tempo!

L’etica, questa sconosciuta! Perché comprare meno e meglio ci renderà migliori.

Quello che conta tutt’oggi è il prezzo: pagare poco. Che poi vengano i pallini dopo due lavaggi o si bucchino dopo una settimana, è un dettaglio: con 25€ ne puoi comprare un’altra, con il finale che in una stagione ne compri tre finendo per spendere quanto avresti speso per una creazione di qualità.

L’etica non è un argomento di moda.

L’etica ha a che fare con i valori, con la morale, con il bene, con il male, con la relazione degli uomini con l’ambiente e con gli altri uomini.

Ci sono persone che comprano in continuazione perché trovano cose economiche, che comprano anche se non serve, che comprano schiavi della legge del possesso.

Produzione e consumo di massa non sono sostenibili.
Impatto ambientale? La moda è tossica. Sappilo.
“Il fast fashion non è gratis. Qualcuno, da qualche parte, la sta pagando. L’ignoranza uccide.

Fino a quando pensiamo che la soluzione di certe problematiche immense debba arrivare dall’alto, da entità superiori che dovrebbero governarci e tutelarci pensando al bene delle persone, siamo fregati. Il cambiamento ci deve essere ogni giorno, ogni piccola azione quotidiana può contribuire a fare la differenza. “If we think a little more before we buy, we can change the world one outfit at time”.

1. Comprare meno: se puoi farne a meno, fanne a meno. Tra l’austerità della privazione e gli acquisti giornalieri esiste la moderazione.

  1. Comprare meglio: una cosa buona vale il triplo di tre cose scadenti. Se certi capi costano incredibilmente poco, ogni tanto sarebbe anche il caso di chiedersi “perché”.
  2. Preferire designer emergenti o meglio ancora, rivolgersi direttamente alla “fonte”: pezzi davvero unici.
  3. L’armadio della nonna, vintage, seconda mano e non solo.
  4. Scambiare, affittare, aggiustare, reinventare.
  5. Fai qualcosa con le tue mani:
  6. Informati: lo sapevi che esistano delle app che, sei inquadri il codice a barre del capo che si intende acquistare, darmi informazioni sul tipo di impatto sociale e ambientale dell’azienda produttrice?

Possedere quintali di cose appesantisce! E io ci tengo alla leggerezza.

Come fare pace con i colori.

I colori influenzano l’umore e i comportamenti e ogni volta che fai una scelta cromatica, stai manifestando inconsciamente aspetti psicologici della tua personalità. I colori che indossi parlano di te e per te, che tu lo voglia o no, ed è bene conoscerne il significato per imparare a utilizzarli inconsapevolmente – psicologia del colore-.

La patologia “Non ho niente da mettermi”, è grave?

Non vedi niente che possa vestire chi vuoi essere quel giorno. Ogni giorno, ogni occasione, ogni stato d’animo necessita di un vestito diverso. Perché di solito il vestito giusto non c’è mai al momento giusto! Perché è un’idea, una chimera, una leggenda: lo hanno cercato in milioni convinti che esistesse e che avrebbe cambiato le loro vite per sempre ma nessuno l’ha mai trovato. Quel vestito non è reale, è la proiezione dell’abito di cui avremmo bisogno per vestire la donna che vogliamo essere proprio quel giorno o in quell’occasione. “essere figa è uno stato mentale” e quando non ti riconoscine nei panni che hai scelto ti sentirai sempre scomoda.

In pace con se stessi

Lo stile diventa sempre più personale con l’avanzare dell’età. E il motivo è semplice: la sicurezza aumenta e le menate diminuiscono; impari a fregartene di cosa pensano gli altri, dando spazio alla libera espressione di te stessa/o attraverso gli abiti.

Basta essere vittime della moda dei suoi paggi ma soprattutto basta consumare in maniera eccessiva e inconsapevole.

La rivoluzione può partire dalle piccole cose, dei gesti quotidiani e anche dall’armadio; ma prima deve partire dalla testa. Quando mi informo, conosco; se conosco, capisco; quando capisco divento consapevole.

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