Sai chi è il CHO? Una nuova figura aziendale, vi presento il Manager della Felicità

Sai chi è il CHO? Oggi vi presento una nuova figura aziendale, il Manager della Felicità

Forbes scrive “Suona come il titolo di una brutta sitcom, ma è quello che i tuoi dipendenti vogliono”. Di cosa sta parlando? Del Chief Happiness Officer (CHO), il “Manager della felicità” che ormai da qualche anno ha fatto la sua comparsa in diverse aziende negli USA e che, finalmente aggiungo io, comincia a essere richiesto anche dalle aziende italiane.

Ma cosa fa un Manager della Felicità? Come dice il suo nome si occupa della felicità dei dipendenti, li supporta e sostiene nella loro realizzazione professionale, dando così vita a un ambiente lavorativo ideale per le loro esigenze.

Andiamo un po’ più nel dettaglio, siamo bravi tutti a dire che un collaboratore felice è un collaboratore produttivo, ma cosa porta un collaboratore a essere felice?

Ti riporto i dati del World Happiness Report 2017, secondo cui al primo posto tra le cose di cui deve occuparsi un Manager della Felicità c’è quello che nel coaching chiamiamo work-life balance, cioè l’equilibrio lavoro – vita privata del dipendente.

“Più importante dello stipendio? È’ il giusto equilibrio tra lavoro – vita privata, che si presenta come una delle ragioni principali che determinano il benessere di una persona” (tratto dal report di cui sopra).

La seconda cosa di cui deve occuparsi un Manager della Felicità è assicurarsi che la cultura aziendale, cioè l’insieme di pratiche e comportamenti che si creano e sviluppano all’interno dell’azienda (premi aziendali, orario flessibile, congedi ma anche sale relax e spazi dedicatio allo svago – Google docet) siano in linea con le esigenze dei dipendenti e rendano la loro vita il più semplice possibile.

La terza cosa di cui deve occuparsi un Manager della Felicità è quella che in inglese chiameremmo Diversity.

“Diversity is being invited to the party, inclusion is being asked to dance, and belonging is dancing like no one’s watching” (Tratto da report LinkedIn sui trend del recruiting per il 2018).

Il report di LinkedIn mette alla luce che il 78% delle aziende è attenta alla diversity al fine di migliorare la propria cultura aziendale mentre il 62% punta a un miglior risultato finanziario.

I dati del report di LinkedIn, indicano chiaramente che quando all’interno di un team ci sono persone con profili differenti questi risultano essere migliori dal punto di vista della produttività e della loro capacità di avere idee innovative.

Ma nella pratica cosa deve fare il Manager della Felicità quando si tratta di “diversity”? Deve fare in modo che all’interno del team ci sia un forte senso di appartenenza e inclusione, senza questi due fattori, infatti, dipendenti talentuosi ma diversi per età, conoscenze formative, competenze lavorative, professionalità, cultura e sesso difficilmente potrebbero coesistere e collaborare. 

Possiamo concludere che oggi, avere all’interno della propria realtà lavorativa un CHO, un Manager della Felicità, può equivalere ad avere una cultura aziendale monitorata ed efficace e ad alzare, quindi, la produttività della società e migliorarne la reputazione agli occhi dei talenti in cerca di nuove sfide professionali.

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A presto!

Elisa

 

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