Stephen King

“On Writing – autobiografia di un mestiere” di Stephen King

|Appunti di lettura del libro “On Writing – autobiografia di un mestiere”|

“Lo scopo della magia non è ingannare il prossimo, ma incoraggiare un approccio verso la vita pieno di meraviglia”. Questo è, anche, lo scopo di On Writing

Elementi di stile di scrittura di  William Strunk Jr

“Omettere parole inutili”. È quanto mi sforzerò di fare qui.

“L’editor ha sempre ragione”

“Scrivine uno per conto tuo, Stevie” mi consigliò (la madre). “Scommetto che sei capace di fare di meglio. Coraggio, inventane uno tu.” A quell’idea provai una sensazione di immensa possibilità.

Le buone trovate nascono quasi letteralmente dal nulla, piovendovi in testa da un cielo all’apparenza limpido: due pensieri in precedenza disgiunti si uniscono, creando qualcosa di nuovo sotto il sole. Il vostro compito non è mettervi a caccia di certe illuminazioni, ma saperle riconoscere quando si presentano.

Verso i quaranta mi sono reso conto che qualsiasi autore di prosa o poesia, colpevole di aver pubblicato anche un solo verso o una sola riga, è stato accusato di sprecare il suo dono divino. Se scrivi ci sarà sempre qualcuno che proverà a rovinarti la festa.

Elimina quello che stona.

Quando scrivi qualunque stupidaggine, la stai raccontando a te stesso. Al momento della revisione, la tua missione è sbarazzarti del superfluo.

Scrivi con la porta chiusa, correggi con la porta aperta. Cioè, all’inizio crei qualcosa per te, che poi però segue una sua strada del mondo. Dopo aver individuato una storia valida e averla buttata giù al meglio delle tue possibilità, questa appartiene a chiunque voglia leggerla. O criticarla.

Non sono necessari tanti discorsi. In genere crederci basta e avanza.

La lezione fondamentale è che l’impressione iniziale di un autore a proposito del protagonista o dei personaggi di contorno può essere errata quanto quella dei lettori. Subito dopo viene la consapevolezza che rifiutarsi di completare un lavoro perché troppo complicato, emotivamente o creativamente, rappresenta una pessina idea. Talvolta si è costretti a proseguire di malavoglia e ogni tanto si sta procedendo per il verso giusto anche se si ha la sensazione di essere nella merda fino al collo.

 

Che cos’è la scrittura.

Telepatia, naturalmente.

Ricevette i messaggi telepatici.

La mia tovaglia è la vostra tovaglia.

Descrizioni per approssimazioni.

Sono state le nostre menti a incontrarsi.

Non accostatevi a una pagina bianca con leggerezza.

 

Cassetta degli attrezzi

Vocabolario.

Ricordate che la regola fondamentale del vocabolario consiste nell’usare la prima parola che mi viene in mente, se è adatta ed efficace.

Grammatica.

Nomi e Verbi.

La semplicità della costruzione nome-verbo è Molto utile, perlomeno come rete di sicurezza per la vostra scrittura.

Lasciate perdere la forma passiva.

La frase spezzata in due risulta molto più comprensibile. È un accorgimento che facilita il vostro pubblico. Il Fedele Lettore deve essere la vostra preoccupazione principale.

L’avverbio non è vostro amico.

Quelli facili hanno un mucchio di paragrafi brevi, compresi dialoghi di un paio di parole soltanto, e parecchi spazi bianchi. Sono vaporosi e leggeri come il gelato alla spina di un fast-food. Quelli difficili, pieni di idee, esposizioni, descrizioni, hanno un’aria più compatta. Più consistente.

La scrittura è una forma organizzata di pensiero.

Nel momento della creazione, meglio non rifletterci troppo sopra, lasciando che la natura segua il proprio corso.

Omettere parole inutili.

Big Tony si sedette, si accese una sigaretta, si passa una mano dai capelli. È composto da una sola frase, a differenza della maggior parte dei paragrafi descrittivi.

Snellire e velocizzare la narrazione.

Il linguaggio non deve sempre presentarsi in giacca e cravatta. L’obiettivo della narrazione non è la correttezza grammaticale, ma mettere a proprio agio il pubblico e poi raccontare una storia…

Saper scrivere e parlare bene è seducente.

Sarei tentato di affermare che è il paragrafo, non la frase, l’unità di misura base della scrittura, il luogo dove la coerenza prende forma e le parole hanno la possibilità di unirsi a comporre qualcosa di nuovo.

Iniziamo a scrivere sul serio. Di cosa avete paura? Procederete un paragrafo alla volta, servendovi del vostro vocabolario, della grammatica e di uno stile di base.

Non dimenticate che c’entra anche la magia.

 

Sulla scrittura

Gli scrittori formano la piramide tipica di tutte le professioni che si associano talento e creatività.

La buona scrittura consiste nel padroneggiare i principi essenziali (vocabolario, grammatica, elementi di stile), per poi riempire il terzo scomparto della cassetta con gli attrezzi adatti. La seconda è che, se è impossibile trasformare uno scalzacane in un autore decente, proprio come lo è ricavarne uno eccezionale da uno bravo, è invece plausibile che uno soltanto decente diventi valido e capace, grazie un sacco di lavoro duro, passione e aiuto al momento opportuno.

Non esistono persone con maggiore pigrizia mentale di quelli con un’intelligenza prodigiosa.

Se siete cattivi scrittori, nessuno sarà in grado di aiutare a migliorare. Se siete bravi e ambite diventare eccezionali…scordate velo subito, cazzarola.

Se non siete disposti a spaccarvi il culo in quattro, non provate nemmeno a tentare di scrivere bene.

Se volete diventare scrittori, dovete leggere e scrivere un sacco. Che io sappia, non ci sono alternative o scorciatoie.

Sarebbe sciocco sperare di travolgere qualcuno con la forza della vostra prosa prima che sia successo vuoi.

La lettura costituisce il nucleo creativo della vita di un autore.

Il trucco sta nell’impratichirsi a leggere a piccoli sorsi.

Dovete essere pronti a sacrificare parecchio al vostro mondo di fantasia.

Leggere richiede tempo.

Se non c’è gioia, è tutto inutile.

Il talento rende obsoleta l’idea stessa della pratica.

Anche se nessuno sta ascoltando (o leggendo o guardando) ogni esibizione sarà ai massimi livelli, perché in quanto creatori ne siete felici. Forse addirittura inebrianti.

La vera importanza della lettura sta nel favorire e rendere più familiare il processo di creazione.

Se Dio ti ha concesso un dono, accidenti, perché non sfruttarlo?

La scrittura è sempre al suo meglio se a metà tra gioco e ispirazione.

Per me il vero lavoro è non lavorare. Quando scrivo è un gioco continuo, dove persino i momenti peggiori sono una goduria.

La prima stesura di un libro non deve portare via più di tre mesi: la durata di una stagione.

Dieci pagine al giorno.

L’aiuto maggiore a una produzione regolare arriva da un ambiente lavorativo sereno.

Ho goduto di ottima salute e sono rimasto sposato.

Scrivere e il piacere che ne deriva hanno contribuito alla stabilità della mia salute e della mia vita di coppia.

Il vostro può essere un angolo modesto(dove scrivete), con un solo particolare davvero necessario: una porta che siate disposti a chiudere.

Obiettivo quotidiano: all’inizio sarebbe meglio non esagerare per evitare di scoraggiarvi. Vi suggerisco un migliaio di parole al giorno e vi consento di staccare per ventiquattro ore alla settimana, ma solo per i primi tempi.

Una volta stabilito il traguardo, ripromettetevi di non aprire la porta finché non lo avrete raggiunto.

Si procede sempre nel solito modo, mettendo una parola in fila all’altra. La porta serve a tenere fuori il resto dell’umanità, ma anche a non farvi uscire e permettervi di concentrarvi sul lavoro.

State dando vita al vostro universo personale.

Sonno creativo. Una spazio riservato ai sogni.

La tabella di marcia (entrare grosso modo alla stessa ora ogni giorno, uscire con le mille parole su carta o floppy) ha il compito di allenarmi a sognare, di prepararvi a questo evento.

Impariamo a restare immobili con il corpo, spingendo la mente librarsi sopra la monotonia della razionalità quotidiana.

Sonno creativo, trasformando i sogni a occhi aperti in narrativa di qualità.

Però vi servono una stanzetta, una porta, la risolutezza per chiuderla e un obiettivo concreto. Più a lungo vi atterrete a queste regole e più facile diventerà scrivere. Non aspettate l’arrivo della Musa.

Di che diavolo scriverete? Ecco la risposta, altrettanto rilevante: di che cazzo vi pare. Davvero, a patto che diciate la verità.

“Parlate di ciò che conoscete”.

Forse è meglio interpretarla in senso lato e non alla lettera.

Sarebbe invece un errore madornale allontanarsi da ciò che conoscete e apprezzate, preferendo dedicarvi ad altro nella speranza di fare colpo su amici, parenti o colleghi autori. E sarebbe pure un abbaglio votarsi a qualsiasi genere o tipo di narrativa con l’unico scopo di arricchirsi.

“È il libro che comanda”.

Uno scrittore serio e dedito al proprio mestiere è incapace di valutare quello che ha in testa.

In lineadi massina, gli acquirenti non sono attratti dalla qualità letteraria di un romanzo, ma vogliono una bella storia da portarsi dietro in aereo, in grado di affascinarli, catturarli e costringerli a girare le pagine. Ciò si verifica quando i lettori riconoscono i personaggi di un libro, il loro comportamento, l’ambiente in cui si muovono e il loro modo di esprimersi.

Scrivete ciò che vi piace, poi rendetelo vibrante e inconfondibile arricchendolo con le vostre esperienze di vita, amicizia, rapporti di coppia, sesso e lavoro. Soprattutto lavoro.

Naturalmente John Grisham conosce la professione legale. Quello che sapete voi vi rende a vostro modo unici. Siate impavidi.

I romanzi e i racconti consistono di tre parti. La narrazione, che porta la storia da A a B fino a Z. La descrizione, che crea una realtà tangibile per il lettore. E il dialogo, che dà vita ai personaggi attraverso i loro discorsi.

Non mi fido della trama per due motivi: innanzitutto, perché di massima le nostre esistenze ne sono prive. In secondo luogo una struttura rigida non è compatibile con la spontaneità della vera creazione. Le storie prendono forma quasi da sole. Il compito dell’autore è dare loro un posto dove crescere.

Le storie sono reperti di un mondo antico e sconosciuto. Spetta allo scrittore usare gli attrezzi della cassetta per estrarle dal suolo il più possibile integre.

La trama è l’ultima spiaggia dei bravi autori e la prima scelta dei fessacchiotti.

Io mi affido maggiormente all’intuizione.

In genere ficco i personaggi in una situazione intricata, osservandoli mentre cercano di uscirne.

Mi accontento di assistere allo svolgersi degli eventi per poi trascriverlo.

Prima viene il contesto e dopo i personaggi, sempre piatti e incolori, almeno per cominciare.

Non ho mai preteso di imporre la mia volontà alle mie creature. Anzi, voglio che agiscano di testa loro.

Perché preoccuparsi del finale? Perché essere fiscali? A tempo debito qualsiasi intreccio si dipana, in una maniera o nell’altra.

Un contesto abbastanza forte rende superflua qualunque discussione sulla trama. In genere le premesse più interessanti possono essere espresse sotto forma di tanti e se?

E se i vampiri invadessero un paesino del New England? (Le notti di Salem).

E se il poliziotto di una sperduta città del Nevada impazzisse di colpo, uccidendo chiunque gli capiti a tiro? (Desperation).

se una donna di servizio sospettata di un omicidio che ha commesso (quello del marito) venisse accusata di una morte con la quale non c’entra (quella della datrice di lavoro)? (Dolores Claiborne).

se una giovane madre e suo figlio fossero intrappolati nell’auto in panne, minacciati da un cane rabbioso? (Cujo).

I contesti mi sono venuti in mente mentre ero sotto la doccia, guidavo, facevo la mia passeggiata quotidiana, per poi essere trasformati in romanzi. Non ho programmato niente. L’enorme differenza tra storia e trama. La prima è sincera e affidabile, la seconda subdola e passibile di arresti domiciliari.

Vi mostrerò dov’è sepolto un fossile. Il vostro compito consisterà nello sfruttarlo come spunto per scrivere cinque o sei pagine di narrazione pura slegate da uno schema.

Una buona descrizione cattura i sensi del pubblico, coinvolgendolo nella storia. Si tratta di una dote acquisita e per affinarla non vi resta che leggere e scrivere un sacco.

Una descrizione approssimativa lascia il pubblico confuso e spaesato. Una troppo minuziosa lo travolge con un mare di dettagli e immagini. Il trucco sta nel trovare il giusto mezzo.

La descrizione nasce nella fantasia dell’autore, ma poi dovrebbe germinare in quella del lettore.

Credo che l’ambientazione e il tono permettano al pubblico di calarsi nella storia molto più di qualunque raffigurazione fisica.

Per me, una descrizione efficace consiste di pochi particolari scelti con cura per dare un’idea del resto. Nella maggior parte dei casi, sono i primi che vengono in mente.

La ricerca nei meandri del cervello sarà breve ma intensa, una specie di stato ipnotico. E, proprio come con la vera ipnosi, più vi applicherete e più vi sembrerà facile.

La priorità numero uno: progredire con la vicenda.

La similitudine: leggere e scrivere questo genere di figure retoriche è una delle gioie della narrativa.

Se una similitudine o una metafora fanno cilecca, le conseguenze sono spassose o addirittura imbarazzanti.

La similitudine zen è uno dei tanti possibili trabocchetti del linguaggio figurato. La più comune consiste nell’uso di immagini, metafore e paragoni stereotipati. Correre come un pazzo, bella come il sole, furbo come una volpe.

La vostra missione è raccontare ciò che vedete, per poi proseguire di buona lena con la storia.

Il dialogo è fondamentale per definire le caratteristiche. Solo le azioni sono più significative.

Scrivere buoni dialoghi è un’arte oltre che un mestiere.

Dovete essere sinceri, fino al punto di riportare quello che si esclama quando ci si sferra una martellata sul pollice, se volete che il vostro dialogo goda di sfumature e realismo.

Verrete meno all’implicito accordo tra voi e i lettori, ovvero la promessa di raccontare la verità sulle azioni e i discorsi della gente tramite una storia di pura fantasia.

Il segreto sta nel lasciar parlare liberamente i personaggi, fregandosene dei precetti dei soliti baciapile o del Circolo delle lettrici cristiane.

Alla fine della fiera, il quesito fondamentale non è se i dialoghi risulteranno lerci o immacolati, ma come suoneranno sulla pagina e all’orecchio. Se puntate alla sincerità, parlate liberamente. O meglio, chiudete il becco e sentite parlare gli altri.

Le regole sul dialogo valgono anche per la costruzione dei personaggi. Il vostro compito è prestare attenzione al comportamento di chi avete intorno e non mentire su quanto visto.

Per me, ciò che accade ai personaggi con il dipanarsi della storia dipende esclusivamente da quanto scopro su di loro cammin facendo.

Dev’essere la storia a comandare.

In tutte le vostre creature c’è un pezzettino di voi.

I vostri personaggi prenderanno vita, cominciando ad agire per conto proprio.

La pratica ha un valore inestimabile e l’onestà è d’obbligo.

Sforzatevi di lasciar uscire dallo studio o dalla stanzetta soltanto materiale in grado di andare incontro ai gusti dei lettori.

Sbizzarritevi a creare ciò che preferite.

“Uccidete i vostri beniamini”.

Quando ho finito di raccontare la mia storia. Rileggendo quanto ho scritto, vado alla ricerca di uno o più motivi conduttori. Se li trovo mi sforzo di farli risaltare nella seconda, più compiuta stesura del materiale.

Quando rileggerete il dattiloscritto o ne parlerete con chi vi pare, vi accorgerete di potenziali simboli. Se non ce ne sono, lasciate perdere. Se invece ne trovate, e fanno parte del fossile che state cercando di dissotterare, non indugiate. Portateli alla luce. Se non ci provate, siete dei babbuini.

La vostra missione consiste nel decidere su quale “qualcosa” sia imperniato il vostro lavoro. Una delle vostre missioni nel corso della seconda stesura è rendere quel qualcosa ancora più evidente.

La noia non può essere un’ottima cura se avete imboccato una strada all’apparenza senza uscite.

Intuizione improvvisa.

Senza dubbio pure voi avrete idee, interessi e preoccupazioni, nati come i miei dai vostri trascorsi e dalle vostre vicissitudini di esseri umani.

Dovreste sfruttarli per il vostro lavoro.

Magari non è il motivo principale della loro esistenza, ma di sicuro una delle maggiori utilità.

La buona narrativa inizia sempre dalla vicenda per poi arrivare man mano al tema.

Adesso parliamo della revisione del materiale; quanto profonda e con quante stesure? La mia classica risposta: due bozze e un ritocco generale.

Vi consiglio caldamente di ricorrere ad almeno due stesure, la prima chiudendo la porta dello studio e la seconda lasciandola aperta.

La prima bozza, quella Tutta Storia, dovrebbe essere creata senza aiuti o interferenze esterne.

Mente e immaginazione, due elementi distinti anche se collegati tra loro, devono rigenerarsi, almeno in merito a questo tipo di lavoro.

Abbondate pure con gli appunti, ma concentratevi in particolare su un banale lavoro di pulizia, tipo sistemare errori di ortografia e scovare incongruenze.

Non mi stanco mai di cercare il significato sottostante, che evidenzierò nella seconda stesura con nuove scene e avvenimenti. E non mi scordo di cassare la roba che va in altre direzioni.

Ogni romanziere ha un solo Lettore Ideale e “Chissà che accidenti penserà quando vedrà questa parte?”. Per me quel primo lettore è mia moglie Tabitha.

Battezzate Lettore Ideale la persona per cui scrivete.

Il vostro Lettore Ideale vi aiuterà a uscire un po’ da voi stessi, consentendovi di controllare in vostro lavoro in corso d’opera, proprio come si comporterebbe un eventuale pubblico.

Seconda stesura = prima stesura -10%.

Se non riuscirete a eliminare il dieci per cento della versione originale, senza sacrificare vicenda e atmosfera, significa che non vi state impegnando abbastanza.

Scrivere è magia, acqua di vita, al pari di qualsiasi attività creativa. L’acqua è gratis. Forza, bevete. Bevete e dissetatevi.

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