Come essere più assertivi sul lavoro (senza diventare la Signorina Rottermeier)

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Hai presente quelle persone che riescono ad affrontare i problemi con facilità e professionalità a prescindere dalla situazione e dal tipo di persone coinvolte? Quelle che durante i processi di risoluzione dei problemi hanno la capacità di deviare la rabbia e la frustrazione (loro e degli altri) e non si accontentano di un risultato mediocre o che sacrifichi il rispetto per sé stessi o le conseguenze sugli altri.

Sai come fanno a essere così? Mettono in campo una qualità chiave e importantissima per tutti noi, sia negli affari che nella vita privata: l’assertività.

Per quelli di noi che evitano lo scontro come se fosse la peste o, all’opposto, quelli di noi che hanno la tentazione di innescare una discussione per ogni cosa, questo temperamento calmo, ma efficace, gradevole e tuttavia fermo, sembra sovrumano.

L’assertività è una qualità che puoi (e dovresti) aspirare a padroneggiare; so che richiede abilità, tanto allenamento e tempo per coltivarla e imparare a farla tua, ma ne sarà valsa la pena.

In parole semplici, essere assertivi è la giusta via di mezzo tra due estremi: essere aggressivo ed essere passivo. Mentre le persone aggressive adottano la posizione decisamente ostile: “my way or the highway”, le persone passive spesso rinunciano al loro potere e si lasciano sfruttare, dando vita alla ricetta perfetta per il burnout e il risentimento.

Le persone assertive, d’altra parte, tendono a cercare e creare scenari vincenti. Le persone assertive comprendono il valore di rendere noti i loro desideri e le loro convinzioni, senza risentirne nell’orgoglio se, alla fine, la loro soluzione non è quella che verrà presa in considerazione . Fiduciosi e sicuri, queste persone affrontano le situazioni con una buona dose di obiettività e, di conseguenza, sono in grado di comunicare chiaramente e di affrontare le sfide senza stress, senza drammi e auto-commiserazione.

In questi anni di Life Coaching e Business Mentoring mi sono accorta che la difficoltà più grande che riscontrano le persone nell’essere assertivi sta proprio nel dover camminare su una linea sottile tra l’essere invadenti e l’essere pacificatori.

Facendo ordine nelle mie esperienze dirette e andando a studiare le testimonianze di altri colleghi, soprattutto stranieri, ho raccolto questi tre esempi di vita vissuta: sono semplici indicazioni per essere più assertivi sul lavoro (ma puoi riadattarli a tutti i contesti), senza trasformarti nella Signorina Rottermeier.

 

Situazione 1: fare in modo che il team di cui fai parte sposi le tue idee.

Il team di cui fai parte ha il compito di lanciare una nuova campagna di vendita, si incontra per discuterne e pianificare i primi passi da fare e tu non vedi l’ora di dare il tuo contributo.

Approccio passivo: attendi che il tuo capo dia il primo suggerimento, poi intraprendi la strada della minor resistenza accettando quello che ti viene detto piuttosto che esporre la tua idea o suggerire modi, a tuoi avviso, migliori per portare a termine il lavoro.
Approccio aggressivo: presenti immediatamente la tua idea, la descrivi come “perfetta”, come unica soluzione adottabile da tutta la squadra se si desidere ottenere risultati eccellenti e, senza prendere fiato, inizi ad assegnare i compiti al team. A questo punto, se qualcuno cerca di suggerire un’alternativa, scuoti la testa affermando “Non può funzionare”.
Approccio assertivo: mentre ascolti i vari suggerimenti che i tuoi colleghi stanno esponendo, riconosci i punti di forza delle loro proposte e assumi un ruolo cardine nella risoluzione di potenziali problemi che possono affiorare. Ad esempio, potresti dire “È una buona idea per tracciare le potenziali interazioni con i clienti. E se lo facessimo per sei mesi invece di tre? Ciò ci consentirebbe di raccogliere più dati e prendere decisioni migliori per il prossimo anno”.
In questo ultimo scenario, hai esposto il tuo punto di vista (monitorare per 6 mesi) partendo da una proposta del team (3 mesi) motivando la tua idea con un ragionamento oggettivo, piuttosto che esprimendo solo le tue emozioni. Hai contribuito con successo a dare valore della conversazione, senza far sentire gli altri membri del team sottovalutati.

 

Situazione n. 2: devi rispondere al tuo capo dopo che ti ha procrastinato un aumento di stipendio.

Dopo aver chiesto un aumento al tuo capo, lui ti dice che dovrai aspettare almeno altri sei mesi perché, al momento, la società non è in grado di sostenere altre spese, ti assicura, però, che il tuo impegno è tale da giustificare un aumento quando sarà il momento giusto.

Approccio passivo: porti a casa la tua delusione e dalla tua bocca escono solo le parole: “Oh, va bene, nessun problema”, giusto per alleviare l’imbarazzo della situazione. Ma, una volta a casa, inizi a lamentarti per ore ripetendo quanto tutto questo sia ingiusto.
Approccio aggressivo: appena il tuo capo smette di parlare lo informi immediatamente che inizierai a cercare opportunità altrove, dove sicuramente verrai trattato come meriti.
Approccio assertivo: poiché rispetti te stesso e sai di meritare di essere ricompensato equamente, chiedi al tuo capo maggiori informazioni sul tuo futuro in azienda e definisci con lui obiettivi tangibili che possano essere legati a un aumento di stipendio progressivo.
In quest’ultimo approccio dimostri di essere proattivo e orientato al futuro, dimostrando maturità, comprensione e un impegno nei confronti dell’azienda.

 

Situazione n. 3: gestione del team 

Uno dei tuoi assistenti produce materiale di bassa qualità. I suoi lavori sono sciatti e anche gli altri colleghi stanno iniziando a lamentarsi dovendo ogni volta sistemare il lavoro fatto da lui. Oltre a tutto questo arriva sempre in ritardo agli appuntamenti. È ora di intervenire.

Approccio passivo: la prossima volta che ti consegna un lavoro fatto male, prima di sottoportlo agli altri lo ricontrolli e lo sistemi anche lavorando fino alle 2 del mattino, poi, però, te ne lamenti coi colleghi quando non è nei paraggi.
Approccio aggressivo: alla prima occasione gli salti al collo urlando, gli chiedi come fa a essere così stupido e minacci di licenziarlo in tronco al prossimo ritardo.
Approccio assertivo: lo chiami in privato e gli fai notare chiaramente che il suo lavoro non è accettabile rispetto agli standard dell’azienda, gli indichi gli errori commessi dal punto di vista procedurale stando attento a non parlare delle sue qualità personali ma solo del lavoro svolto. Sfruttando la tua intelligenza emotiva e l’empatia, lo inviti a farti sapere se ha problemi extra lavorativi, indaghi sulle cause di questo suo basso rendimento sul lavoro. Chiarita la situazione pianifichi una riunione settimanale per mantenere i progetti in pista e migliorare la vostra relazione lavorativa, in questo modo potrai effettuare dei controlli periodici e creare un canale preferenziale per comunicare con lui in modo chiaro e diretto.
Quest’ultima opzione ti permette di prendere il controllo della situazione e creare uno scenario win-win con il tuo assistente.

Imparare come essere più assertivi non solo ti farà guadagnare rispetto tra i colleghi, ma ridurrà anche il livello di stress, facendoti sentire più sicuro di te stesso e delle tue interazioni con gli altri. Allenati a percorrere la strada dell’assertività, è qui che si ottengono i migliori risultati.

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